Scienze: i prodotti alimentari contraffatti

Nell’insegnamento delle scienze e della tecnologia, ma anche in geografia, viene talvolta affrontato il tema degli alimenti, delle caratteristiche nutrizionali, delle tecniche produttive e del settore agroalimentare, del progresso tecnologico. Può essere interessante, dunque, introdurre una riflessione sul tema della contraffazione, adulterazione e sofisticazione degli alimenti, che con il progresso tecnologico hanno assunto forme più insidiose per il consumatore.

Cosa è la contraffazione alimentare?

 

Le frodi alimentari, frutto della cupidigia e dell’assenza di scrupoli, esistono da sempre e risultano documentate sin dai tempi di Plinio il Vecchio (23-79 d.c.) che riferì la sofisticazione delle farine da panificazione e delle spezie. Per secoli la più diffusa forma di frode è stata la dissimulazione del cattivo stato di conservazione degli alimenti: muffe e parassiti, alterazioni microbiche, irrancidimenti ecc. Si è trattato tuttavia di fenomeni circoscritti all’iniziativa ed alla responsabilità individuale di singoli produttori e commercianti, non di fenomeni strutturali ed organizzati su vasta scala come forme di produzione competitiva. Anche il novero delle “tecniche” impiegate era limitatissimo e la frode era abbastanza facilmente smascherabile.

Il progresso delle conoscenze scientifiche e della tecnologia, che hanno trovato vastissima applicazione in campo agroalimentare, ha purtroppo ampliato anche le possibilità di sofisticazione, adulterazione e contraffazione, rendendo relativamente agevole per chi produce e trasforma alimenti realizzare illeciti risparmi economici, in danno della salute e sicurezza dei consumatori, o anche semplicemente delle loro tasche. Dall’olio contraffatto della metà degli anni sessanta al vino al metanolo dieci anni dopo, il susseguirsi di scandali ha dato al grande pubblico la percezione di una crescente insicurezza, ma anche dell’oggettiva impossibilità di un’efficace autodifesa.

Oggi la contraffazione agroalimentare prospera anche sulla falsificazione dei marchi di qualità e di origine dei prodotti, sull’imitazione di marchi commerciali pregiati e sulla falsa apposizione di attestazioni qualitative come “prodotto da agricoltura biologica”. Usurpando il valore aggiunto del marchio o della certificazione che richiamano le produzioni di eccellenza, vengono messi in commercio prodotti di bassa qualità, realizzati con procedimenti sommari, a partire da materie prime scadenti e in violazione di qualsiasi regola in materia di sicurezza, igiene e qualità, nonché protezione ambientale e tutela dei lavoratori. Una volta intrapresa la produzione illegale, perché si dovrebbe avere qualche scrupolo? Addirittura, i prodotti per l’infanzia sono stati trovati adulterati e sofisticati, in spregio della salute dei bambini.

Il giro d’affari della contraffazione agroalimentare è impressionante: nel nostro paese i sequestri eseguiti in un anno dai Carabinieri e dall’Agenzia delle Dogane sfiorano i 500 milioni di euro di valore. La stima del giro d’affari è di circa 60 miliardi di euro l'anno, il 10% dei quali di contraffazione in senso stretto (imitazione di prodotti di marca e apposizione di marchi tipici) mentre il resto riguarda il tristemente noto fenomeno dell’Italian Sounding, che tanto danneggia le produzioni Made in Italy alimentari e vinicole.

Attività didattica:

1) Stilare elenchi differenziati di prodotti adulterati, sofisticati e contraffatti per capire il diverso significato

 

2) Identificare le autorità competenti per la tutela della salute e sicurezza, la lotta alle frodi e le importazioni illegali; analizzare i rapporti periodici pubblicati e i dati sui sequestri.

Quali prodotti sono più a rischio?

 

• I vini: possono essere ottenuti da fermentazione di zuccheri diversi da quelli dell’uva, subire aggiunta di coloranti, alcol metilico (metanolo), conservanti illegali (acido borico e acido salicilico, eccesso di anidride solforosa), altri additivi illegali (antigelo, ovvero glicole di etilenico, coloranti); è purtroppo da anni molto diffusa online la vendita kit di mosto e polveri da reidratare per la produzione (contraffatta) in casa di vini pregiati italiani come il Chianti e il Merlot.

 

• Olio: può essere spacciato per olio extravergine di oliva l’olio semi, possono essere aggiunti additivi illegali per correggere difetti come il tasso di acidità o il sapore rancido, può essere contraffatto un olio di marca pregiata imitandone la confezione;

 

• Formaggi: classico il caso del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano, variamente contraffatti sia in Italia che all’estero; frequente l’uso di additivi illegali anche tossici, per mascherare difetti originati dall’uso di latte scadente, in polvere o guasto, come la formaldeide aggiunta ai formaggi duri, le pectine o gomme viniliche aggiunte ai formaggi molli, le farine e fecole per aumentare il peso, la margarina per aumentare il tenore di grasso, i coloranti o i minerali;

 

• Mozzarella: quella contraffatta spesso si attribuisce una denominazione di origine protetta, talvolta è prodotta con latte in polvere ad uso zootecnico o caseine industriali magre, anche di origine estera.

Il novero delle tecniche di lavorazione e commercializzazione illecite è ampio: quello che le accomuna è un’etichetta falsa, recante informazioni ingannevoli per il consumatore e l’assoluta mancanza di affidabilità del prodotto sotto l’aspetto qualitativo e di salubrità.

Attività didattica:

1) ricercare online notizie e articoli di giornale sugli scandali alimentari, distinguendo tra crisi del settore zootecnico (es. epidemie animali) e vere e propri scandali per produzioni consapevolmente illegali (frodi).

2) interrogare online il database comunitario RASFF per gli allarmi alimentari

3) Assegnare una ricerca a casa su un tipo di prodotto a rischio

Rischi per la salute

 

I rischi sono molti, di gravità variabile, dalle tossinfezioni (per carenza di igiene nella produzione, deterioramento ecc.) all’intossicazione anche lieve, alla cattiva qualità nutrizionale oppure organolettica, al rischio allergico per ingredienti non correttamente segnalati.

Inoltre, certamente la qualità scadente di materie prime e lavorazioni non giova alla salute ed alla corretta alimentazione del consumatore: il danno non è immediato ma si cumula nel tempo.

Attività didattica:

1) Riflettere sul corpo umano e sulle funzioni che risentono di una alimentazione non corretta, magari svolgendo una ricerca a gruppi.

L’Italian Sounding all’estero

 

Il fatturato dei prodotti che in modo fraudolento si spacciano per Made in Italy è più che doppio rispetto a quello delle nostre esportazioni agroalimentari, che è stato di 41 miliardi di euro nel 2017 (di cui 2/3 nel mercato europeo, seguito dagli USA). La perdita di utili per il nostro sistema produttivo è stimata in 680 milioni di euro l’anno, per il solo mercato dei prodotti alimentari a denominazione di origine protetta DOP e IGP, ma il mercato dei vini è escluso da questa stima.

Oltre all’inganno subito dai consumatori stranieri, alla concorrenza sleale per i nostri prodotti ed a posti di lavoro persi sul nostro mercato, vi è anche un grave danno d’immagine per la pregiata enogastronomia italiana, dovuto alla cattiva qualità dei prodotti contraffatti o falsamente italiani e alle ricette travisate: ne subiranno pregiudizio le vendite dei nostri prodotti originali, ma anche il turismo enogastronomico.

Attività didattica:

 

1) Senza indugiare nella descrizione delle varie “Ricotta parmesan”, degli spaghetti in lattina oppure nei vasetti di omogeneizzato per la prima infanzia, vi rimandiamo ad una gustosa rassegna online (una fra le tante…) da consultare con i ragazzi: “Italian Sounding: 20 orrori del falso italiano a tavola che fanno molto ridere”: (https://www.dissapore.com/grande-notizia/italian-sounding-20-orrori-del-falsoitaliano-a-tavola/)

 

2) Può essere interessante riflettere sul ruolo crescente nell’economia italiana delle produzioni tipiche, del cibo e della ristorazione di alta qualità

Riconoscere un prodotto contraffatto, adulterato, sofisticato

 

Molti elementi rilevanti ai fini della sicurezza sono impossibili da apprezzare per il consumatore finale, dall’esame obiettivo del prodotto ed anche da un esame sensoriale: valutare l’aspetto, l’odore ed il sapore del cibo o della bevanda, anche qualora si posseggano le conoscenze di base sulle sue caratteristiche ottimali e sul significato di determinati scostamenti da queste ultime, non è sufficiente per la valutazione della sicurezza (ovviamente), ma neppure in definitiva della qualità.

Va peraltro fatta una riflessione sulla diminuita sensibilità e competenza sensoriale dei consumatori, determinata, con preoccupante tendenza incrementale nelle nuove generazioni, dalla standardizzazione del gusto, dall’abitudine al consumo di prodotti industriali, precucinati ecc., così come dall’oblio di alcuni prodotti tradizionali. Sono sempre meno, per fare un esempio, i consumatori che hanno perfetta cognizione e memoria del gusto di un olio extravergine di oliva “genuino

Allora, un possibile indicatore, ma solo in senso negativo, è il prezzo: le produzioni illegali e fraudolente sono in grado ovviamente di offrire prezzi più competitivi. Non è possibile vendere un vero olio extravergine a 3 euro il litro…non è però necessariamente vero il contrario, ovvero che ad un prezzo elevato corrisponda un prodotto autentico o non adulterato o sofisticato e, in definitiva, nemmeno di buona qualità. Infatti spesso i prodotti contraffatti del Made in Italy agroalimentare sul mercato estero hanno un prezzo esoso, a sostegno della loro pretesa di autenticità ed alta qualità.

Almeno per gli acquisti sul mercato italiano ed online, è utile valutare l’affidabilità del canale di vendita, verificare l’identità dell’azienda (www.registroimprese.it, il sito informativo delle Camere di Commercio), osservare con cura l’etichetta per cogliere eventuali informazioni non affidabili, a scoprire le quali l’occhio di un buon osservatore si allena presto.

Attività didattica:

 

1) Raccogliere prodotti alimentari e leggere/analizzare insieme i contenuti dell’etichetta. Quali sono le informazioni obbligatorie, quali sono i claims pubblicitari? Quali di queste informazioni possono essere ingannevoli in un prodotto contrafatto (origine, ingredienti, tecniche di lavorazione vantate…)

 

2) Riflettere insieme sui canali di vendita: il venditore ambulante di mozzarella di bufala e altri prodotti, che gira con il suo furgoncino per le strade, è un canale affidabile? Un online shop tedesco che vende prodotti tipici italiani con etichette recanti parole italiane “storpiate” è un canale affidabile?