La metodologia di Peer Eucation applicata al progetto
WE all Say NO

La metodologia scelta dal progetto per approcciare il tema con i ragazzi è la Peer Education (educazione tra pari): è una scelta che si fonda sulla constatazione che i comportamenti illegali sono spesso il risultato di un’interazione tra valutazioni di convenienza personale e meccanismi di emulazione dei coetanei. Questo ha suggerito di affrontare la situazione con un approccio il più possibile “sistemico”.

La Peer Education è attualmente considerata una delle più efficaci strategie di promozione e prevenzione rivolte agli adolescenti: in ambito europeo, da oltre un decennio questa modalità educativa riceve attenzione specifica e la Commissione Europea si è espressa positivamente, promuovendo e finanziando numerosi progetti nazionali. Si ritiene che essa sia in grado di promuovere lo sviluppo delle cosiddette “life skills” ovvero quelle competenze trasversali di problem solving, pensiero critico e creativo, comunicazione, empatia, efficacia personale, efficacia collettiva che possono utilmente sostenere i ragazzi nel corso degli studi e della vita adulta.

Il gruppo dei coetanei riveste, nel periodo dell’adolescenza, un’importanza notevolissima, esercita un’influenza profonda per lo sviluppo dell’identità, delle credenze e degli atteggiamenti, degli stili di vita e di relazione, determinando pertanto in modo rilevante anche i comportamenti.

Una comunicazione orizzontale, mirata a sollecitare senso di appartenenza comune, senso di responsabilità, senso di difesa dei valori comuni, ha dimostrato di essere, per certi aspetti, maggiormente efficace che una comunicazione verticale dall’alto, proveniente dai genitori e dai docenti. Nei rapporti tra coetanei è possibile sperimentare le regole ed osservarne l’efficacia, imparare a conoscerne il significato, introiettando la necessità della loro esistenza.

Un messaggio veicolato fra ragazzi è più penetrante, attraente ed attuale di uno trasmesso nell’ambito del tradizionale rapporto educativo genitore-figlio o insegnante-allievo. Il linguaggio, le argomentazioni e gli esempi che l’adulto usa (per la differenza di età e di contesto) possono essere anche piuttosto lontani dall’esperienza del ragazzo ed apparire come poco attinenti e poco rilevanti per la sua vita. Questi messaggi finiscono per non avere la necessaria efficacia dimostrativa e persuasiva.

Molti dei temi legati alla difesa della proprietà intellettuale e del copyright sono riferibili ai “media”: software, musica, films, videogiochi, fumetti ed altro materiale che è strettamente legato al contesto tecnologico attuale e talora poco noto a molti adulti (anche negli aspetti tecnici e operativi della fruizione e riproduzione, delle fonti anche online…).

Il fatto che i ragazzi, su queste questioni, si confrontano con coetanei ben documentati e in grado di trasmettere adeguatamente le loro conoscenze, utilizzando le forme ed il gergo dei "giovani", consente di bypassare del tutto questo problema, affidando la trasmissione del messaggio ai coetanei.

Il Peer educator è percepito dai ragazzi come un proprio pari, che ha gli stessi bisogni e desideri, spesso gli stessi gusti, si pone gli stessi interrogativi e che affronta le stesse difficoltà: il suo punto di forza è proprio questo apparire il più adeguato a consigliarli e a prestare loro il suo aiuto.

Nel contesto educativo scolastico, il coinvolgimento e la responsabilizzazione dei ragazzi, inoltre, favoriscono una maggiore condivisione degli obiettivi educativi ed attivano dinamiche relazionali positive che risultano gratificanti per loro, agendo da rinforzo:

Le nuove tecnologie sottopongono docenti e alunni ad un processo paritario di apprendimento di nuovi strumenti di espressione e comunicazione a livello tecnologico che forniscono ambienti di lavoro collaborativo, facilitando la ricerca e la costruzione dell’informazione, la comunicazione sintetica e la cooperazione tra soggetti distanti, la costituzione di comunità con alti livelli di interazione.[…] l’interazione fra pari può essere rivisitata e valorizzata alla luce delle possibilità che le nuove tecnologie offrono nell’ambito della cosiddetta “peer education”. Nella scuola è spesso preponderante una didattica di tipo erogativo focalizzata sulla trasmissione unilaterale di contenuti disciplinari dal docente verso i discenti, basata su un rapporto di tipo individualistico fra compagni, secondo la formula “ognuno lavora per sé”, se non addirittura di tipo competitivo. Questi atteggiamenti ormai consolidati e accettati nella nostra prassi didattica non tengono conto della crescita umana e relazionale degli allievi, anzi la ostacolano. Nella peer education, invece, la cooperazione fra compagni e l’aiuto reciproco contribuiscono alla positiva realizzazione del compito e alla crescita del singolo. La formazione fra pari è spesso vista dall’insegnante come occasionale,poco metodica e produttiva, una situazione in cui gli allievi più bravi assumono un atteggiamento di superiorità perché si sentono “maestri” dei loro compagni meno preparati, e i meno bravi vivono della luce riflessa dai compagni. Dagli alunni, studiare con i coetanei è spesso considerato soltanto come un momento di relax non significativo all’interno del lavoro scolastico, un’attività per la quale non vale la pena di impegnarsi più di tanto. Per tutti: tempo sprecato. Ma potrebbe essere altrimenti, come consente di fare anche il social network di cui questo contributo si occupa.[…] Grazie ai tools del web 2.0, le abituali e tradizionali metodologie didattiche a distanza di tipo erogativo-trasmissivo si convertono in interazioni fra pari, più stimolanti, attraenti, aperte soprattutto al coinvolgimento attivo ed alla cooperazione tra individui e gruppi, elementi di grande importanza nelle dinamiche della motivazione.” (Elisa Spadavecchia, L’uso di Twitter a scuola: dimensioni e implicazioni, Convegno Didamatica 2009).

L’autrice di questo interessante contributo al dibattito sull’uso delle nuove tecnologie a scuola e sulla Peer Education evidenzia gli aspetti positivi che talora nella pratica pedagogica vengono sottovalutati. Aggiungiamo che proprio per la presenza di numerosissime questioni tecniche nella fruizione e nello scambio su varie piattaforme online di contenuti protetti da Diritto d’Autore, i ragazzi stessi costituiscono una risorsa preziosa per la piena comprensione di cosa è legale e cosa no, quali risorse utili non in violazione di legge esistono ecc.

Approccio metodologico e progettazione del percorso educativo del progetto We All Say NO

“La peer education costituisce una proposta educativa, in base alla quale alcuni membri di un gruppo vengono formati per svolgere un ruolo di educatore e tutor per il gruppo dei propri pari” (Enzo Catarsi e Alessio Ciardi – “Guida alle attività di peer education nella scuola”, progetto LLP Comenius P.R.E.S.T.O. Peer Related Education Supporting). Tra i fattori che influiscono sul successo di un percorso di Peer Education, ci sono:

 

- il reclutamento dei ragazzi da formare,

- il “setting” cui si sviluppa il lavoro, - il contesto organizzativo,

- la presenza di Tutors adeguatamente supportivi,

- il grado di sviluppo personale dei partecipanti.

 

Inizialmente, i ragazzi dovranno avere un incontro di presentazione del progetto con gli esperti Adiconsum e avviare una riflessione sul punto di partenza e gli obiettivi dell’intervento in generale, anche compilando l’apposito questionario “starting point”, teso a

rilevare il grado di attenzione e consapevolezza rispetto al tema del Diritto d’Autore e della Proprietà Intellettuale, gli atteggiamenti e comportamenti rispetto alla pirateria e contraffazione ecc.

Poi saranno invitati a riflettere, dagli insegnanti e dai tutor Adiconsum, sugli obiettivi e sui metodi di lavoro per l’avvio della campagna di Peer Education, identificando correttamente il proprio ruolo, i contenuti da trasmettere, le tipologie di attività creativa preferite o che meglio si inseriscono sulla programmazione didattica in corso con i vari docenti, i tempi e gi spazi da dedicare, il piano temporale della produzione.

Ogni classe riceverà in dono un Tablet, quale strumento di lavoro per le attività del Laboratorio di Peer Education: sarà utile per girare video, scattare foto, eseguire ricerche online, eseguire impaginazioni o elaborazioni di immagini….

Sarà utile incoraggiare i ragazzi a documentare e raccontare le attività del Laboratorio, girando piccole riprese durante il lavoro, intervistandosi a vicenda, cogliendo qualche “istantanea” dei momenti più divertenti o salienti.

È necessario, a questo proposito, che le famiglie abbiano autorizzato le riprese video/le foto ed il trattamento dei dati personali ai sensi di legge, acconsentendo anche alla pubblicazione online.

Creazione del gruppo di lavoro e ruoli, svolgimento dei laboratori

L’integrazione fra professionisti e docenti è essenziale per garantire adeguato supporto sia alla fase di start-up del programma di Peer Education, che per tutta la durata; sarà essenziale la loro collaborazione anche nella fase di valutazione finale dei risultati raggiunti. I formatori “esterni”, esperti incaricati da Adiconsum, offrono un metodo formativo orientato alla cooperazione ed al lavoro di gruppo sul tema specifico di cui ci occupiamo, ma gli studenti stessi devono rimanere protagonisti della progettazione dei messaggi nelle varie forme, nella scelta dei contenuti ecc., mentre i docenti possono curare la congruenza e sinergia di questo programma con il lavoro didattico ordinario.

La scelta del gruppo di ragazzi

 

Per quanto riguarda il gruppo dei ragazzi, nel contesto del presente progetto, è consigliabile “selezionare” il gruppo di Peer Educators adottando un’intera classe per ciascuna scuola, scelta per il buon grado di armonia delle relazioni interne, fra quelle di età maggiore. Normalmente l’equilibrio di genere (consistenza numerica analoga di maschi e femmine) è già presente, ma potrebbe in caso contrario essere un elemento di cui tenere conto nella scelta della classe da coinvolgere. Le capacità personali di cui si giova un programma come questo sono soprattutto capacità relazionali (tra cui segnatamente la predisposizione per il lavoro di gruppo, l’empatia e una minima tendenza alla leadership), doti dialettiche e creatività o almeno spirito di iniziativa. Non necessariamente queste doti sono predittive di

un buon successo scolastico, dunque non è indispensabile selezionare la classe con migliore performance scolastica.

Nel laboratorio previsto dal progetto, sarà utile incoraggiare nei ragazzi lo sviluppo di attitudini alla comunicazione, alla responsabilità, al prendersi cura dell’altro. I formatori esterni potranno dare l’avvio al lavoro e seguirlo in forma di tutorship prevalentemente a distanza, ma è dei docenti il compito di far “funzionare” il laboratorio.

Il setting

Negli incontri di presentazione del progetto ed avvio del lavoro laboratoriale, è molto utile creare un setting, ben distinto da quello della lezione ordinaria (frontale) in classe: disposizione a cerchio, eliminazione della cattedra, oppure grande tavolo centrale formato dai banchi intorno al quale i ragazzi e i formatori si dispongono. Normalmente, in presenza di gruppi creati ad hoc mediante reclutamento nell’intera scuola da diverse classi, si procede ad attivare le dinamiche di socializzazione e si creano sottogruppi, si fanno presentare i ragazzi uno ad uno ecc. I limiti temporali di questo progetto e il fatto di adottare un intero gruppo classe preesistente, i consentono di bypassare questa fase.

Le attrezzature

Ogni classe di Peer Educators sarà dotata di un tablet, ma potrà utilizzare anche materiali tradizionali (carta, cartone o cartoncino, stoffa per striscioni, magliette, ecc.) o altri materiali ICT presenti a scuola, come la LIM, il computer, la videocamera ed altri. Nel caso i ragazzi decidano di proporre un lavoro teatrale o altra performance, si potrà utilizzare la palestra o l’aula magna se presente.

Per iniziare

 

Sarà necessario introdurre la Peer Education e spiegare perché questa metodologia è stata scelta per la campagna educativa del progetto a scuola. I ragazzi saranno coinvolti e responsabilizzati: un paio di loro dovranno avere l’incarico di tenere un diario del lavoro svolto, documentandolo anche visivamente (foto, riprese video, interviste ecc.). I ragazzi, suddivisi in sottogruppi, saranno invitati a pensare uno slogan promozionale per la campagna di Peer Education, elaborando tre argomentazioni efficaci per sostenerne l’adeguatezza (ovvero tre buone ragioni per adottare quello e non un altro). Gli slogan saranno illustrati a tutto il gruppo da un rappresentante di ciascun sottogruppo e saranno sottoposti a votazione.

La bacheca a scuola

Lo slogan adottato sarà usato come titolo della bacheca del progetto che ciascuna scuola esporrà in un luogo ben visibile (es. nell’atrio): il gruppo di Peer Educators avrà cura di pubblicare sulla bacheca:

- una foto collettiva con due righe di presentazione del Team

- qualche notizia o curiosità sul tema,

- foto e testimonianze del lavoro laboratoriale,

- messaggi educativi brevi su pirateria e contraffazione o sul valore della PI, dei brevetti e del Diritto d’Autore.

- eventuali lavori creativi come disegni, collages o cartelli, decaloghi ecc.

Il laboratorio di Peer Education

 

Le attività svolte dai ragazzi nel laboratorio di Peer Education del progetto possono variare anche molto, a seconda non solo dell’età, ma anche del docente/i che lo seguono, della sinergia con altri lavori e progetto ecc. I ragazzi possono naturalmente scegliere se dipingere maglie, scrivere e suonare una canzone rap, inscenare un saggio ginnico o una piccola performance teatrale, comporre un giornalino scolastico, fare interviste video a genitori e fratelli per montarle in un documentario… le possibilità sono infinite e non ci sono preclusioni.

I ragazzi dovranno lavorare un minimo di 5 sessioni di due ore, ma naturalmente è positivo ogni maggiore impegno.

Il lavoro dei ragazzi dovrà poi rivolgersi alle altre classi: delegazioni del gruppo di Peer Educators visiteranno le classi per presentare il lavoro svolto, illustrare i concetti di base della Proprietà intellettuale e mostrare i loro lavori. In alternativa, potranno essere organizzati uno o più incontri in plenaria (es. nella palestra oppure aula magna) per la presentazione da parte dei Peer Educators.

Potrebbe essere gratificante per i Peer educators incontrare separatamente un gruppo di docenti della scuola, per riferire nel dettaglio la metodologia del progetto, presentare i materiali educativi ed offrirsi per eventuali “docenze” da svolgere in futuro con i loro allievi nel corso dell’anno scolastico, per introdurre o per completare il lavoro svolto sul tema.